Attività del laboratorio teatrale

Caro Diario,
la conversazione clinica ha dato il via alla lezione di oggi, come sempre. Ci siamo soffermati sulla citazione di Will Smith nel film “Collateral beauty”: “Se non rendi la vita di qualcun altro migliore, allora stai perdendo tempo. La tua vita diventa migliore solo rendendo migliore la vita degli altri”.
Le opinioni di tutti noi erano differenti, com’è normale e interessante che sia. Qualcuno ritiene che la parola “solo” renda la frase falsa, mentre altri concordano con essa. Siamo passati anche ad un discorso sulla “buona azione” che può, o no, essere condizionata dal desiderio di un ritorno.
Dopo di che, abbiamo fatto un esercizio in cui ognuno vagava liberamente per tutto lo spazio disponibile e, al battere delle mani di Giorgia, doveva lasciarsi cadere a terra e fingere di essere sollevato da un filo invisibile legato ad una determinata parte del corpo scelta appunto da Giorgia.
Come ultima attività, abbiamo ascoltato delle canzoni, esprimendo le immagini, i pensieri o le emozioni che ci trasmetteva ciascuna di esse.
Infine abbiamo iniziato a discutere dell’organizzazione dello spettacolo che si svolgerà a fine corso e abbiamo scattato la foto di gruppo.
Francesca Destefanis

Caro Diario,
la lezione di oggi è iniziata con la conversazione clinica in cui ci siamo confrontati su una frase di Robin Williams che dice: “Solo nei sogni gli uomini sono davvero liberi, è da sempre così e così sarà per sempre”.
E’ stato molto interessante ascoltare le diverse interpretazioni del significato della citazione.
Dopo di che, sparsi per la biblioteca, abbiamo cercato di interpretare, soltanto con il corpo e non con la voce, diversi elementi presenti in natura in differenti contesti (ad esempio, la fiamma tremolante di una candela e un vorace incendio); anche in questo esercizio ognuno ha cercato di rappresentare ciò che veniva proposto nel modo che riteneva più giusto.
Successivamente abbiamo messo alla prova il nostro coraggio e la nostra agilità: mentre camminavamo liberamente nella stanza, chi se la sentiva gridava “io!” e si lasciava cadere a terra e le persone intorno a lui dovevano sostenerlo e assicurarsi che non si facesse male.
Subito dopo ci è stato presentato in copione di una parte della “Locandiera” che aveva come personaggi il Marchese, Ortensia, Mirandolina e Dejanira. Ci siamo divisi in gruppi da quattro e il nostro compito consisteva nell’interpretare questa scena utilizzando solamente il linguaggio dei gesti, quindi senza leggere le battute.
Prima di lasciarci, abbiamo formato un cerchio e abbiamo fatto un gioco in cui una persona sceglieva un’azione che tutti gli altri dovevano copiare e poi quella che non sapeva chi fosse colui che ci guidava doveva capire chi aveva iniziato la sequenza.
E’ stata una lezione divertente e interessante perché ci siamo soffermati sull’importanza del linguaggio dei gesti che è un aspetto fondamentale del teatro.
Viola Alessandria

Caro Diario,
la lezione dello scorso lunedì è stata molto intensa ed incentrata principalmente sulla concezione dello spazio e sul linguaggio del corpo.
In primo luogo, la lezione non si è aperta con la conversazione clinica, bensì con la continuazione del racconto dei nostri due aneddoti (uno vero e uno falso).
Successivamente, divisi a coppie, abbiamo fatto il gioco dello specchio in cui la lentezza e la tranquillità dei movimenti erano fondamentali. Poi, per rafforzare, o per iniziare a stabilire un contatto tra di noi, abbiamo messo in gioco la nostra fiducia verso il compagno di coppia, camminando ad occhi chiusi e facendoci guidare da lui (o da lei) che doveva avere l’accortezza di non farci scontrare con i vari ostacoli che potevamo incontrare.
Ho notato che, quando ero io ad essere la “guida”, i passi miei e della mia compagna erano quasi sincronizzati. Quando, invece, mi sono trovata a camminare con gli occhi chiusi, credevo che la stanza fosse enorme e questa sensazione è aumentata nel momento in cui si sono spente le luci, cosa che, seppur ad occhi chiusi, era molto percepibile.
Successivamente, in maniera individuale, abbiamo camminato per tutta la stanza cercando di non lasciare spazi vuoti; all’inizio tra noi non ci doveva essere alcuna interazione, poi un contatto visivo e alla fine fisico. Per aumentare la nostra concezione dello spazio, uno per volta, abbiamo camminato ad occhi chiusi verso una linea rossa cercando di non oltrepassarla o di non fermarci troppo presto.
Dopo di che, abbiamo dato sfogo alla nostra voce e alla nostra creatività interpretando una stessa frase con tre intenzioni diverse e, successivamente, utilizzando una bottiglia come un oggetto di scena, la regola era una: poteva essere tutto fuorché una bottiglia!
Ci siamo poi concentrati su una citazione di Battiato: “Tutto l’universo obbedisce all’amore”.
Infine, caro diario, ti svelo un segreto! Le future sei lezioni saranno davvero particolari; scoprirai il perché il prossimo lunedì.
Flavia Rando

L’incontro è iniziato con un dibattito sul significato della frase: “La tenerezza è una virtù rivoluzionaria”, pronunciata dall’attore Renato Carpenteri. Ci siamo chiesti se la tenerezza possa essere educata, o se sia una qualità innata. Dopo questa discussione, ci siamo disposti in fila mimando dei gesti al compagno dietro di noi; ci siamo resi conto delle difficoltà nel farci capire attraverso i gesti.
In seguito ognuno ha raccontato degli aneddoti personali, uno vero e uno falso, cercando di arricchirli con più dettagli possibili per renderli realistici.
Nel frattempo a turno abbiamo ascoltato una storia per poi trasmetterla ad un compagno: la versione iniziale della storia è risultata differente rispetto a quella finale.
Nell’ultimo esercizio ci siamo cimentati nell’assumere una posizione fissa ispirandoci a persone che frequentano il mercato. Infine abbiamo fatto degli esercizi sulla respirazione.
Filippo Freni

Quest’anno sono io ad inaugurare il diario.
Vorrei iniziare ricordando l’arrivo e la presentazione di due ragazze che si sono unite a noi: Arianna e Clara. Direi che per ora le abbiamo già spaventate adeguatamente e sono certa che riusciranno ad integrarsi tra noi matti così come mi sono integrata io l’anno scorso.
Tanto per rimanere sulla stessa lunghezza d’onda della follia, abbiamo iniziato con una improvvisazione di una storia di cani, numeri, matematica e nuovi metodi di contare scovati su Marte.
Poi, tornando ad essere un po’ meno fuori di testa (sempre e comunque nei limiti del possibile), abbiamo interpretato alcuni frammenti di film o libri, tentando di farlo con una dizione pressoché accettabile; bisogna ammettere che il leggio ci calzava a pennello e che alcune delle favole raccontate alla fine dei monologhi sono state molto suggestive, soprattutto sentir parlare di birra calda non ha potuto che destabilizzarmi!
Ho apprezzato molto i monologhi, in primo luogo perché tutti siamo riusciti a mettere il nostro essere e la nostra anima nell’interpretazione e in secondo luogo perché le opere da cui i brani erano tratti non sono assolutamente superficiali. Ho notato che la maggior parte di noi è riuscita a fare sua ogni parola.
Il mio brano, ad esempio, era un monologo dalla scena finale di un film dal titolo “The big Kauna” e devo dire che solo leggendo l’inizio “Goditi potere e bellezza della tua gioventù. Non ci pensare” mi sono venuti i brividi.
Altri brani sono tratti dal film “La leggenda del pianista sull’oceano”, oppure da testi di Goldoni e Jack London.
Insomma, devo ammettere che ho apprezzato molto l’entusiasmo e la serietà che ci abbiamo messo e spero che tutta questa energia riusciremo a sfruttarla nel migliore dei modi per riuscire a raccontare quella che sarà la nostra favola.
Elisa Morone